Dal 2 giugno 2015 entra in vigore la COOKIE LAW. Il Garante per la Protezione dei dati Personali ha pubblicato il provvedimento nr. 229 inerente la “individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie”. Il sito www.villabiffi.it utilizza cookie tecnici e analitici. Per maggiori informazioni selezionare il link seguente. Informativa sui cookies

Villa Sacro Cuore

villa sacro cuore a triuggio

Risale al Cinquecento il primo documento dal quale s'avvia la storia del luogo, detto Zuccone sin dall'epoca medioevale, sul quale oggi si eleva, monumentale, Villa Sacro Cuore. E' un atto notarile del 1523 che documenta l'acquisto da parte della nobile famiglia Morigia di una dimora e delle vaste possessioni annesse. Della famiglia rimase unico erede Giacomo Antonio, sin dalla giovinezza introdotto negli ambienti colti della Milano dell'epoca, dove frequentò alcuni intellettuali che fondarono l'Ordine dei Chierici Regolari di San Paolo Decollato, successivamente detti Padri barnabiti. Il giovane prese i voti e il 17 agosto 1536 scrisse il testamento, lasciando alla madre Orsina Barzi un cospicuo vitalizio e nominando eredi del patrimonio gli zii paterni Francesco e Giovanni Ambrogio, compresa anche la dimora identificata come Villa di Zuccone San Giovanni di Tregasio. Poco prima di morire egli modificò il proprio testamento, disponendo che alla madre fosse incrementato il lascito, mentre ai Padri Barnabiti fu assegnato per sorteggio l'esteso possedimento di Zuccone, un edificio del borgo e alcune possessioni terriere della zona. Passata ai religiosi, la possessione acquisì col tempo un maggior rilievo e ai primi ampliamenti e trasformazioni si affiancò l'accorta gestione del fondo agricolo. Il governo dei Padri Barnabiti sulla dimora proseguì nei secoli sino all'Ottocento, quando col decreto del 15 aprile 1805, la Repubblica Cisalpina prese possesso della villa e allontanò i religiosi. Da quel momento seguirono numerosi passaggi di proprietà, con la pressoché totale spoliazione di ogni suppellettile e dei beni che testimoniavano dell'antica origine. Uno degli ultimi occupanti fu l'ingegnere Guido Susani, da Mantova, che, acquisita per pochi soldi la dimora, l'adattò per sistemarvi un allevamento di bachi da seta. I Barnabiti non rimasero in disparte e di fronte al degrado in cui era caduta la villa misero in atto ogni iniziativa per rientrarne in possesso. Una svolta si compì durante la prima Guerra Mondiale quando la Compagnia di Gesù entrò in possesso della villa, avviando primi interventi mirati a fermare il degrado e, più tardi, un paziente restauro. Il 4 giugno 1922 la rinnovata dimora fu inaugurata sotto il nome di Villa Sacro Cuore e a memoria del momento venne innalzata sulla torretta del corpo centrale la statua del Redentore, opera dello scultore monzese Pagnoni. Nel 1984 la Compagnia di Gesù lasciò la villa, avviata ad un nuovo ed incerto capitolo. La prefigurata trasformazione fu però evitata grazie a Don Pietro Brivio, parroco a Tregasio che rivolse accorate parole all'Arcivescovo Cardinal Martini creando i presupposti per arginare il rischio di un nuovo abbandono. Nasce da quel momento il piano per dare nuova linfa vitale alla storica dimora che nel 1987 sarà nuovamente restituita alla collettività come casa di spiritualità della Diocesi di Milano. 

Basilica di Agliate

basilica di agliate

La basilica è di stile romanico, a tre navate. La semplice facciata è a salienti e ricalca la struttura interna a tre navate, con quella centrale più alta delle due laterali. Ognuna delle tre navate possiede una porta di ingresso. Le decorazioni del portale centrale sono opera di ripristino, tranne i due piedritti decorati con un motivo ad intreccio, unici elementi originali. È presente inoltre un campanile, decorato tramite contrasto cromatico tra i corsi orizzontali in mattoni e ciottoli e gli inserti angolari in pietra. L'interno è formato da tre navate separate da due file di colonne di riuso, di origine romana così come i capitelli. La seconda colonna di sinistra in particolare è ricavata da una pietra miliare romana, sulla quale sono ancora visibili le iscrizioni originarie. L'interno della basilica, in penombra per via delle ridotte dimensioni delle finestre, presenta una notevole verticalità dovuta alla grande superficie muraria del cleristorio, un tempo ricoperto da un ciclo di affreschi ora interamente danneggiati e quasi interamente coperti. Il presbiterio è situato in posizione sopraelevata e per accedervi occorre salire una scalinata di 8 gradini. Sotto la zona del presbiterio è presente una cripta ad oratorio che si apre sulla navata mediante due bifore. Le colonnine della cripta sono sormontate da interessanti capitelli che sembrano riprendere in maniera stilizzata i contenuti del capitello corinzio. Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne della basilica, costruito nel 1883 da Giuseppe Bernasconi e restaurato nel 1986 da Alessandro Corno. Lo strumento è racchiuso all'interno di una cassa lignea con mostra formata da tre cuspidi di canne di Principale disposte in tre campi. La consolle, a finestra, ha un'unica tastiera di 58 note con prima ottava cromatica estesa e una pedaliera di 17 note con prima ottava cromatica estesa. La trasmissione è integralmente meccanica.

Villa Reale

villa reale di monza

La storia della Villa Reale di Monza ha inizio con l’arrivo a Milano nel 1771 del nuovo governatore, l’arciduca Ferdinando d’Asburgo, penultimo figlio dell’imperatrice Maria Teresa. Il neo governatore organizzò, con la moglie Beatrice d’Este, una corte in cui i patrizi lombardi poterono trovare una loro collocazione e una ragione d’essere. Certamente l’arrivo di Ferdinando a Milano introdusse nuovi elementi di sviluppo e di interesse nello scenario milanese, non ultima la trasformazione della città in “capitale”. La costruzione della Villa, sotto la direzione dell’architetto Piermarini, deve essere inquadrata in questo contesto. L’incarico della costruzione, conferito nel 1777 all’architetto imperiale Giuseppe Piermarini, fu portato a termine in soli tre anni e fu usata dall’arciduca come propria residenza di campagna fino all’arrivo delle armate napoleoniche nel 1796. La Villa faceva parte di un più ampio progetto di riforme, ideate da Ferdinando, le quali, oltre a essere dirette alla vita politico-amministrativa, riguardavano anche la riqualificazione degli spazi. Perno del nuovo assetto, la creazione di un “sistema di regge”. La vicinanza alla capitale, la peculiarità del territorio, caratterizzato da terrazzamenti alluvionati antichi, e la ricca vegetazione di pregio sono stati gli elementi che hanno portato alla scelta di Monza come sede della villeggiatura regale. Con l’incoronazione di Napoleone nel 1805, la Villa divenne residenza del figliastro Eugenio di Beauharnais. La caduta di Napoleone riconsegnò la Villa Reale nelle mani degli austriaci, i quali la lasciarono per alcuni anni in uno stato di relativo abbandono, fino a quando nel 1818 non ne prese possesso il viceré del Lombardo-Veneto Giuseppe Ranieri.
Occupato nel 1848 dai militari di Radetzky, tra il 1857 e il 1859 il palazzo tornò a essere sede di una corte sfarzosa durante il breve soggiorno monzese dell’ultimo rappresentante della casa d’Austria, Massimiliano I d’Asburgo, fratello di Francesco Giuseppe. Quando il Lombardo-Veneto venne annesso allo Stato del Piemonte, la storia della Villa finì per incrociarsi inevitabilmente con il destino dei Savoia, diventando residenza privilegiata di Umberto I e ritornando così al suo ruolo originario di residenza di villeggiatura. Il sovrano si affidò alla direzione dell’architetto Majnoni per ornarla, restaurarla e migliorarla secondo il gusto dell’epoca. Fu dunque in quegli anni che la Villa subì una radicale trasformazione di molte delle sue parti. Nel 1900 Umberto fu assassinato proprio a Monza da Gaetano Bresci; in seguito al luttuoso evento il nuovo re Vittorio Emanuele III non volle più utilizzare la Villa Reale, facendola chiudere e trasferire al Quirinale gran parte degli arredi.
Nel 1934 con Regio Decreto Vittorio Emanuele III fece dono della Villa ai Comuni di Monza e di Milano. Le vicende dell’immediato dopoguerra della seconda guerra mondiale provocarono occupazioni, ulteriori spoliazioni e decadimento del monumento.
Oggi la Villa Reale è di proprietà congiunta del Comune di Monza, della Regione Lombardia e del Demanio dello Stato.
Nel 2003 la Regione Lombardia, il Comune di Monza, proprietari pro quota parte del complesso Villa Reale di Monza indicono un concorso internazionale di progettazione per il recupero e la valorizzazione della Villa Reale e dei Giardini di pertinenza. Nel 2003 partono i lavori di restauro conservativo delle nove sale di rappresentanza del primo piano nobile che si concludono nel 2007 con l’apertura straordinaria al pubblico. 
Il 30 luglio 2008 è stato siglato un accordo strategico per Villa Reale e il Parco di Monza. 
L’accordo riguarda il restauro e la successiva valorizzazione culturale della Villa Reale e del Parco di Monza e prevede di destinare l’intero complesso monumentale a finalità culturali e di alta rappresentanza istituzionale, in vista delle manifestazioni connesse a Expo 2015. La conclusione dei lavori di restauro viene salutata con una cerimonia pubblica il 26 giugno 2014.

Parco di Monza

parco di monza

Il Parco di Monza fu istituito il 14 settembre 1805 per volontà dell’imperatore Napoleone con lo scopo di farne una tenuta agricola modello e una riserva di caccia. La costruzione iniziò nel 1806, per volere del viceré Eugenio di Beauharnais, sui terreni a nord della Villa e dei Giardini reali voluti da Maria Teresa d’Austria già nel 1777. Da un documento epistolare la madre Giuseppina Bonaparte chiede al figlio Eugenio di costruire un parco più grande di quello di Versailles. Il desiderio verrà esaudito: infatti mentre Versailles occupa un area di 250 ettari, il Parco di Monza sarà di ben 700 ettari.
Luigi Canonica, di origini svizzere, già allievo del Piermarini e architetto “nazionale” della corte francese, fu incaricato della progettazione dell’opera. Il nuovo Parco si estende verso nord, quasi a lambire i primi rilievi collinari brianzoli. La progressiva acquisizione dei terreni circostanti permise al Parco, intorno al 1808, di diventare il più esteso parco cintato d’Europa, con un muro di recinzione lungo 14 km.
All’interno della cinta muraria furono compresi campi agricoli, strade, cascine, ville e giardini preesistenti e ora facenti tutti parte del complesso, quasi un compendio del territorio agricolo lombardo. 
Il significato di tale operazione era soprattutto politico: infatti la costruzione di un parco come Versailles avrebbe provocato malcontento nella popolazione locale, mentre il Parco di Monza, mantenuto a tenuta agricola, con le serre botaniche, gli orti e i frutteti, venne in parte giustificato. Furono individuate tre zone principali, corrispondenti ad ambienti naturali diversi: la zona vicina alla Villa Reale, a Sud, mantenuta a giardino e campagna aperta; la zona a Nord, sicuramente la più indicata allo scopo, venne piantumata a bosco, il cosiddetto “Bosco bello”, funzionale soprattutto alla caccia; la fascia lungo il fiume Lambro, in posizione inferiore rispetto alle ville e alla parte agricola centrale, mantenuta con vegetazione riparia da zona umida.
Per collegare le diverse zone del Parco, Canonica creò un asse principale nord-sud, il viale Mirabello e il suo proseguimento, il viale del Gernetto, che porta sino al “Rondò della Stella”, al centro del “Bosco bello”. Trasversalmente a tale viale una rete di viali secondari distribuisce i percorsi in tutto il Parco. La strutturazione del vasto territorio, agricolo e boschivo con l’adattamento e la trasformazione delle cascine e delle importanti architetture di ville esistenti all’interno del territorio del Parco, la costruzione e il riordinamento di ampi viali rettilinei alberati, il modellamento del terreno e l’adeguamento del sistema idrico alle nuove esigenze del Parco, hanno dato vita a un Parco senza precedenti, ancora oggi unico nel suo genere. Attualmente, l’area del Parco è tenuta a bosco per circa un terzo e per il resto è a prato. È possibile usufruire di questo importante patrimonio grazie ai percorsi tracciati all’interno del Parco che permettono ai visitatori di scoprire la ricca flora e la fauna ancora presente, le antiche ville, le cascine e i mulini.

Lago di Como

lago di como

Terzo bacino dell’Italia Settentrionale, presenta tre rami con una curiosa forma a ipsilon rovesciata. Situato idealmente al centro dell’area alpina, il Lago di Como è apprezzato dai visitatori provenienti dal nord che vi trovano uno scorcio di Mediterraneo fra le montagne. Chi proviene dalle grandi città trova un rifugio di pace e tranquillità, in un ambiente meno rigido e impervio di quello delle vicine Alpi. Un paesaggio sorprendente e affascinante dalle mille diverse sfumature: acque dalle tinte azzurre e verdi, rilievi rocciosi innevati o ricoperti da boschi, paesi costruiti in pietra arroccati fra il lungolago e le montagne, operose città ricche di storia e cultura. Il Lago di Como, o Lario, si presenta con un territorio vario, ma nell’insieme armonioso. La natura, splendida, non è stata sciupata dalla mano dell’uomo che qui ha sempre lavorato in modo accorto, dando vita a centri abitati caratteristici e dal fascino discreto. Durante l’estate è un’oasi in cui potrete trovare rinfresco anche avventurandovi fra le catene montuose circostanti. Nelle stagioni più fredde troverete un clima mitigato dal lago e riparato dalle vicine montagne che possono essere velocemente raggiunte per una giornata sulla neve. Sul Lago di Como si trascorre una vacanza all’insegna del relax, con la possibilità di praticare un’ampia scelta di attività: dagli sport acquatici (vela, immersioni, sci nautico, windsurf) a quelli montani (sci, trekking, free climbing), oltre che molti altri sport outdoor e indoor. La cultura sportiva è fortemente valorizzata, come si può comprendere dalle numerose strutture e da una tradizione di atleti che ha ottenuto riconoscimenti in tutto il mondo.